domenica 11 settembre 2011

Quel disperato bisogno di adrenalina...

Il Blue Tornado, una delle più spettacolari attrazioni di Gardaland

Buongiorno a tutti,
Oggi vorrei condividere con voi una riflessione nata da una domanda che mi sono posta di ritorno da una gita a Gardaland.
Vi chiederete: "una riflessione su un parco-giochi"? Certo, chiunque ha trascinato i suoi genitori o i suoi amici ad un parco di divertimenti. Il perchè è semplice: in un modo o nell'altro finisce per accontentare tutti, grandi e piccini e la giornata scorre velocemente a suon di risate e in compagnia.
Quest'estate anche io ho avuto la mia esperienza da parcogiochi, un'esperienza che però mi ha abbastanza segnato: ore di ingresso 9,30 la mattina uscita ore 23,30. Abbiamo fatto tutti, dico davvero tutti i giochi, anche i trenini, tutto, anche più di una volta, tranne i giochi per bambini. Inutile dire che eravamo esausti una volta usciti.
Siamo partiti in sei: un gruppo giusto a mio avviso per potersi godere a pieno le varie attrazioni tutti assieme. Mi sono divertita, molto anche, ma come mi ha giustamente fatto notare una mia amica l'ottica con cui avevo deciso di affrontare la giornata era diversa rispetto a quella di parte dei miei amici: mi piaceva l'idea di provare le varie attrazioni, ma provate una volta (max max due) per me era sufficiente... Invece vedevo che c'erano alcune persone accanto a me che non desideravano altre che risalire ancora e ancora e ancora. Alle dieci di sera, dopo più di dodici ore di montagne russe, giochi d'acqua, file sotto il sole ero esausta, sfinita. Mi ritrovavo comunque in coda per l'ultima attrazione, il Mammut. Speravo, invano che i bambini ad un certo punto fossero stanchi e volessero andare a letto. E invece no, erano più arzilli di me; tiravano per le braccia i genitori che, bovinamente li seguivano perché sarebbe stato più faticoso dir loro di no che attendere passivamente in coda.


la formula dell'Adrenalina
Perché tutto questo? Perché la gente era disposta a fare 40, 60, 80 minuti di coda (ore 23,20, tempo di attesa per salire sul Raptor: 90 minuti), anche sotto il sole cocente per 50 secondi di gioco? Per l'adrenalina. Per esperire sul proprio corpo tutti quegli effetti che provocano l'immissione di adrenalina e noradrenalina nel sangue attraverso la stimolazione della ghiandola surrenale. Parliamo di un'attivazione generalizzata del sistema simpatico per cui la risposta agli stimoli rimbalza in "stazioni" situate sotto la corteccia, cioè nel sistema limbico (una serie di strutture correlate alle emozioni e al comportamento), in particolare nell'amigdala, piccolo nucleo di cellule nervose nella profondità dell'encefalo, essenziale per il formarsi della risposta emotiva alla paura. Questo nucleo dispone dei segnali che, amplificati e ritrasmessi, creano una serie di attivazioni specifiche: pupilla dilatata, perché si ha bisogno di raccogliere più luce; respiro affannoso, perché si ha bisogno di più ossigeno; costrizione dei vasi dei visceri, per fare affluire più sangue ai muscoli e al cervello dove, infatti, i vasi si dilatano. Vengono poi rilasciate una serie di altre sostanze quali la serotonina, per il tono dell'umore; la dopamina, che influisce sull'attenzione e sull'aggressività e modula i centri del "piacere"; le endorfine che, presenti nell'ipotalamo e nell'ipofisi funzionano come eccitatori del sistema analgesico cerebrale: esattamente come la morfina, non fanno sentire dolore e fatica e producono inoltre uno stato di euforia.

Questo argomento ha stimolato il mio interesse, per cui ho deciso di fare una ricerca sugli "amanti del brivido" e come in tutte le cose, ho scoperto che c'è una grande eterogeneità a riguardo: alcuni amano arrivare in stazione o in aeroporto sempre all'ultimo momento; sono perennemente in ritardo agli appuntamenti, specie a quelli che potrebbero cambiargli la vita; si presentano impreparati agli esami, attraversano col rosso, oppure giocano d'azzardo: alcuni si accontentano della roulette francese, altri si spingono fino a quella russa. Oppure ancora, frequentano sport estremi: passeggiano nell'oceano in compagnia di squali, si gettano da un aereo in caduta libera. Approcci differenti alla vita, persone diverse. Eppure, tutte accomunate dalla ricerca del rischio di perdere sempre e comunque qualcosa. Può apparire una forzatura accomunare chi non è mai puntuale con chi, guidando a fari spenti nella notte, rischia la vita. "Invece non lo è", ribatte decisa Valentina D'Urso, docente di Psicologia all'Università di Padova. "Il rischio può essere sinonimo di piacere. Negli esempi descritti questo nesso è più o meno evidente. In molte persone si manifesta solo in alcuni periodi della vita, in genere nell'adolescenza, in altre non si manifesta mai. E poi ci sono loro, i cosiddetti sensation seekers (cercatori di emozioni), ovvero persone con una "soglia di annoiabilità" molto più bassa degli altri. "Il fenomeno del sensation seeking", precisa Cesare Maffei, psichiatra, docente di Psicologia medica all'Università di Milano e direttore del Servizio di psicologia e psicoterapia del San Raffaele, "è la continua ricerca di stimolazioni sensoriali nuove, diverse, forti. Ed è legata a certi tratti temperamentali della personalità. Il sensation seeker per eccellenza è la personalità antisociale che non riesce a dilazionare il bisogno, non ha alcuna considerazione dei limiti della realtà. Ciò può anche finire per diventare una condizione borderline. Un esempio è la cleptomania, diffusa tra le donne. Spiega Maffei: "si ruba non per trarne vantaggio economico, ma per provare un piacere intenso come quello sessuale, molto vicino all'orgasmo".

La ricerca di emozioni forti non è però l'unico elemento a spingere verso la ricerca di situazioni rischiose. "C'è anche una costante ricerca di conferme", dice D'Urso, docente di Psicologia all'Università di Padova: "si è incerti sul proprio valore, che deve essere continuamente messo alla prova e confermato. Il rischio è come uno specchio, simile a quello della strega di Biancaneve". Paradossalmente, dunque, il rischio serve a rassicurare. "È una sorta di cura ricostituente della propria immagine", conferma D'Urso. "Dati recenti, raccolti tra un centinaio di studenti (60% donne e 40% uomini) della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Padova, suggeriscono inoltre che c'è anche un altro elemento: cercare la conferma di essere segnati dalla buona stella, che ti conferma "vincitore" ogni volta che superi un pericolo".

Dice D'Urso: "Vivere un'esperienza rischiosa produce una reazione molto simile a quella data da alcune droghe, in particolare dall'LSD, cioè un'esaltazione di tutte le percezioni: visive, tattili, olfattive, uditive, gustative". Sono numerosi gli esperimenti che lo dimostrano. Il più noto è stato condotto da psicologi dell'Università del Michigan e ripetuto, con variazione, da numerosi altri ricercatori. Ecco in cosa consiste: diversi ragazzi incontrano una ragazza, sempre la stessa, su un ponte sospeso. Per metà dei ragazzi, l'episodio si svolge in condizioni normali; per l'altra metà, al momento dell'incontro il ponte viene fatto ondeggiare pericolosamente, dando la sensazione che possa crollare da un momento all'altro. Ebbene, il secondo gruppo dei ragazzi, intervistati successivamente, ha evidentemente trovato la ragazza molto più attraente di quanto sia apparsa al primo. La conclusione? "Se oltre a provare emozioni forti" dice D'Urso "si vuole conquistare una ragazza, è meglio portarla sulle montagne russe piuttosto che a mangiare un gelato."

Quindi, cosa dà quella sensazione di piacere inebriante che spinge molti a cercare il pericolo ed il rischio? Le sostanze che, in risposta a questo stimolo, vengono rilasciate dalle nostre cellule nervose. Tutti, chi più, chi meno amiamo "drogarci" naturalmente, perfondere il nostro corpo di quelle sostanze che, in varia misura, danno un senso di benessere e di eccitazione, e accentuano la capacità di percepire ciò che accade intorno.

Per concludere, vorrei segnalarvi la lista-viaggi che ha redatto la Lonely Planet per tutti gli amanti della adrenalina: http://www.travelblog.it/post/10626/10-vacanze-avventurose-per-chi-ha-bisogno-di-adrenalina


Fonti:
http://it.wikipedia.org/wiki/Adrenalina
http://ilmiopsicologo.com/pagine/sensation_seekers_droga_condatta_disinimita_caccia_emozioni.aspx
http://www.travelblog.it/post/10626/10-vacanze-avventurose-per-chi-ha-bisogno-di-adrenalina
http://d.repubblica.it/dmemory/1997/01/14/attualita/emozioni/070adr3370.html
http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20090319115501AA5XVRt



sabato 10 settembre 2011

Flipboard


Buonasera a tutti!
Questa settimana vorrei fare qualcosa di diverso... Vorrei consigliarvi un programma interessante per Ipad: si chiama Flipboard http://flipboard.com/ è un aggregatore (scaricabile gratuitamente) che riunisce in un'unica applicazione la possibilità di visualizzare news, pics e condividerle contemporaneamente sia su Twitter che su Facebook. Desidero consigliarlo perchè
1) È di rapida consultazione
2) È davvero singolare il modo in cui incastona a mosaico immagini e titoli di articoli e links.
3) È gratuito per cui, nel caso non vi convincesse basta cancellarlo!

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Per caso sei uno studente di Medicina e utilizzi un Ipad? Su IpadForumItalia stiamo cercando di riunire gli studenti di Medicina in una specie di gruppo, in modo da poterci scambiare idee e suggerimenti su quali applicazioni scaricare!
Nel caso la questione ti interessasse ecco il link: http://www.ipadforumitalia.com/forum/topic.html?f=42&t=2175&p=10548&hilit=Medicina#p10526

domenica 14 agosto 2011

La Linzer Torte

Oggi ho voluto condividere con voi la ricetta della torta che ho conosciuto questa estate mentre passeggiavo in Val Badia... È stata una conoscenza decisamente gradita! Sto parlando della Linzer Torte!
La Linzer Torte è considerata la torta più antica del mondo, essendo nominata per la prima volta già nel 1653. Una torta gustosa, unica nel suo gusto, ideale per chi ama le crostate, le torte di grano saraceno e le torte montanare in genere.




Ricetta per la Linzer Torte Originale
150 g burro
250 g farina (00)
150 g zucchero a velo
100 g nocciole arrostite
1 uovo
spezie (vaniglia, scorza di limone, cannella, polvere di garofano)
10 g lievito in polvere
300 g marmellata di mirtilli rossi

Impastare il burro e lo zucchero, aggiungere la farina mescolata col lievito, le nocciole grattugiate, l’uovo e le spezie.
Far riposare la pasta al fresco, dopo mezz’ora ritirla dal frigorifero e tagliarla in quattro parti. Spianare tre quarti della pasta a circa 1,5 cm di spessore per un diametro di 22 cm, spalmarvi sopra la marmellata di ribes. Il resto della pasta va aggiunto sopra come orlo e a forma di grata. Spalmare la superficie dell’orlo e della grata con un pò di uovo e coprire l’orlo di sottili fette di mandorla. Mettere a forno per 40–45 minuti a circa 190 gradi.

sabato 13 agosto 2011

Twitter

Buon pomeriggio a tutti!
Oggi ho aperto il mio account su Twitter! Nel caso qualcuno volesse venire a farmi un salutino... Sono Nonsolociliegie!

mercoledì 10 agosto 2011

Vivamus atque amemus (Catullo)


Vivamus mea Lesbia, atque amemus, 
rumoresque senum seueriorum 
omnes unius aestimemus assis! 
soles occidere et redire possunt: 
nobis cum semel occidit breuis lux,                                   5 
nox est perpetua una dormienda. 
da mi basia mille, deinde centum, 
dein mille altera, dein secunda centum, 
deinde usque altera mille, deinde centum. 
dein, cum milia multa fecerimus,                                    10 
conturbabimus illa, ne sciamus, 
aut ne quis malus inuidere possit, 
cum tantum sciat esse basiorum.

martedì 9 agosto 2011

Summer holidays

Buonasera a tutti!
Sia a chi è in vacanza e chi non!


In quale parte del mondo vi trovate di bello?
Io sono appena tornata da qualche viaggio che ho fatto tra Trentino Alto Adige, Marche, Umbria e un pizzico di Lazio. E per la fine dell'estate sarò passata anche in Veneto! Eh sì quest'estate sono stata poco esterofila!


Visto che parliamo di vacanze... 
Voi che tipo di vacanza preferite? All'avventura o superorganizzata? Per alberghi o in tenda, a giro per i camping?


e...se prenotate gli alberghi prima di partire a chi vi affidate?


Io ultimamente sto usando Booking.com, ma qualcuno mi ha consigliato Trivago... Mai usato? Io ancora non l'ho provato! Preferite invece contattare direttamente l'albergo...?


E poi... siccome sono una GRAN GOLOSONA diciamo che mi piace andare in una città, in un paese ecc e visitare duespaghi.it per vedere quali ristoranti siano consigliati dalla clientela... Lo conoscete? L'ho scoperto recentemente ed è stato una rivelazione: ognuno di noi si può improvvisare critico culinario, cenare in un'osteria o ristorante e scrivere un breve commento nell'apposita pagina sul sito. Chi vuole può anche accompagnarvi un voto che va da zero a... "spagolicious"!
Per quano riguarda l'umbria attraverso duespaghi siamo venuti a conoscenza di due posti eccezionali... uno a Gubbio e l'altro poco fuori Norcia in un agriturismo... 
Ho deciso che anche io scriverò la mia opinione: voglio contribuire in qualche modo a questo circuito informazionale a cui ho attinto con goloso piacere!


Voi che ne pensate?

domenica 17 luglio 2011

Non è bellissima?

Monteriggioni 2011- Festa medievale
Non è bellissima? E' un gufo reale (femmina)

venerdì 15 luglio 2011

Are you a lurker?

Pensando al post che avevo scritto qualche tempo fa "Caro visitatore, da dove leggi?" ho riflettuto su coloro che per caso o per interesse capitano sul mio blog, senza però lasciare traccia alcuna. Ho così letto un po' qua e là e ho scoperto che esiste un vero e proprio termine per definire il lettore silenzioso: "lurker".


Wikipedia come al solito m'è venuto in aiuto dandomi un'esaustiva definizione:


"Il lurker è una persona che è iscritta a una mailing list o che frequenta una comunità virtuale di qualsiasi tipo (una newsgroup, un forum, un blog) e ne legge con grande attenzione i messaggi, ma non ne scrive o ne invia mai di propri. In tal modo evita di rendere consapevoli gli altri utenti della propria presenza, risultando così sconosciuto al resto della comunità virtuale nonostante una più o meno abituale frequenza".


Nonostante l'inquietante immagine qui di lato (una delle prime che ho trovato digitando "lurker" su google) sembra però non abbia un'accezione negativa: la netiquette richiederebbe addirittura un periodo di "lurking" prima di palesarsi e iniziare a parlare. Alle volte i lurkers rimangono "nell'ombra"; alle volte invece escono allo scoperto, scrivendo un qualcosa dal quale si può desumere la loro attenzione, sorprendendo i partecipanti attivi. In altri casi ancora, il lurker decide di "convertirsi" e diventare anche lui un utente attivo dopo un periodo più o meno lungo da spettatore.


Spesso lo faccio anche io: leggo quello che scrivono gli altri e i rispettivi commenti, ma preferisco non intromettermi. Forse è proprio questo ciò che mi frena. O forse davvero siamo troppo ancorati a quello che è il giudizio altrui.

Conserveresti il virus del vaiolo?

Che fare con gli ultimi esemplari di un virus letale che solo nello scorso secolo ha causato la morte di oltre 400 milioni di persone? Distruggerli definitivamente o conservarli per uno loro utilizzo futuro? La risposta a questa domanda è meno ovvia di quanto a prima vista potrebbe apparire: da oltre 15 anni sta tenendo impegnati gli esperti dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità. 


Le ultime provette contenenti il virus che al momento sono conservate, e ben protette, nelle stanze blindate del Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta e in un centro sanitario della Siberia.


Il vaiolo è stato completamente debellato alla fine degli anni ‘70 grazie a una capillare campagna di vaccinazione di massa durata un decennio e la dichiarazione di ufficiale sconfitta è stata proclamata dall’OMS nell’inverno del 1979. Da allora le autorità dei paesi in via di sviluppo, in assoluto i più colpiti da questo devastante flagello premono perchè anche gli ultimi campioni conservati nei laboratori vengano eliminati. Il loro timore è quello di una fuga del virus che potrebbe sfociare in nuove pericolose epidemie.
E in effetti, all'inizio le autorità sanitarie internazionali avevano deciso di procedere con la soppressione del virus già nel 1996. La "condanna" fu sospesa all’ultimo momento su richiesta di molti paesi, Russia e USA in testa, che sostenevano l'opportunità di conservare alcuni esemplari del virus per studiare nuovi vaccini e nuove cure, utili in caso di improvvise recrudescenze della malattia.


La decisione ufficiale sulla sorte dei campioni di vaiolo è attesa per il prossimo mese di maggio:  Russia e Stati Uniti sembrano in realtà propensi a conservare i campioni del virus, ritenendoli indispensabili per la ricerca e per produrre antidoti e medicinali in caso di scellerati attacchi con armi biologiche base di vaiolo.


E tu? Cosa ne faresti del virus? 
Partecipa anche tu al sondaggio organizzato da Focus a questo link. Però, se vuoi... dimmi cosa ne pensi! 


Fonti: http://www.focus.it/scienza/eliminare-o-no-il-virus-del-vaiolo3160_8271_931_C12.aspx

venerdì 8 luglio 2011

OER: quanto sono importanti?

Dietro suggerimento del professore, ho dato un’occhiata ai post che ha pubblicato sulle OER, le Open Educational Resources, risorse liberamente disponibili che possono essere utili per la formazione. Per chi volesse saperne di più, questi sono i link: 1, 2, 3


In particolare mi ha fatto riflettere questa parte del primo post:
“(…) Voglio mettere in luce l’atteggiamento aperto dei professori che riconoscono il valore di altri e, invece di chiudersi e chiudere gli studenti nel proprio recinto, propongono addirittura loro di integrare i propri materiali con quelli degli altri. Questa visione aperta e collegiale è fondamentale e, purtroppo, molto poco diffusa dalle nostre parti. Una volta un mio collega al quale stavo descrivendo le opportunità di un atteggiamento più aperto che si rende oggi possibile grazie alle nuove tecnologie mi disse: “Ma io sono geloso delle mie cose!” Ecco, in che misura possono essere “proprie” le cose che insegnamo?


Io credo di no. Sono fermamente convinta di no. Per due motivi:
1) Qualsiasi idea, informazione, frammento di conoscenza è (e deve essere) proprietà di tutti. Se non è già liberamene riscontrabile, intelleggibile, fruibile (e quindi, di tutti) è senza vita, senza ragione di esistere. Che senso avrebbe scoprire un qualcosa di soddisfacente, ma tenerlo solamente per sé? Una scoperta sensazionale che nasce e muore con lo scopritore. Ma senza per forza parlare di invenzioni, un qualsiasi oggetto di ricerca utile alla formazione dell’individuo è già parte della conoscenza di qualcuno e si accinge a diventare parte di quella qualcun altro.
2) La modalità mediante la quale si può esprimere un’informazione, si può far comprendere (e quindi insegnare) un qualcosa potrebbe, in teoria “appartenere” a chi le mette in pratica. Ne siamo sicuri? A mio parere, chi compie questo gesto fa in realtà da tramite, veicola la conoscenza a qualcun altro. Ma protagonista è l’informazione, non il mezzo attraverso cui questa viene trasmessa.


Mentre leggevo i post e le esperienze di studenti americani ho pensato a quanto siano fondamentali le OER. Nel mio piccolo ho già avuto modo di usufruirne sia grazie all’esame di informatica (l’intero corso è un esempio di OER) sia per istologia. In particolare per quest’ultima mi sono state utili sia le dispense pubblicate online dalla Facoltà di Medicina di Firenze sia questo link che invito tutti a visitare: http://www.federica.unina.it/corsi/morfogenesi-ed-anomalie-dello-sviluppo/#cattedra 


Il link vi condurrà presso un sito di E-learning condotto dalla Professoressa Luciana Castaldo della Facoltà di Medicina Veterinaria Federico II di Napoli. Vi chiederete: “Embriologia medica su un sito di E-learning di Veterinaria”? Proprio così: alcune parti sono assolutamente in comune (ovviamente ho tralasciato le slides riguardanti pesci e rettili). Il tutto fa parte del corso “Morfogenesi e anomalie dello sviluppo” (seguibile anche tramite feed RSS!). Tramite un pratico indice si può accedere alla pagina che più si preferisce e l’apprendimento è reso più rapido da alcuni successioni animate di immagini embriologiche! Per quanto mi riguarda mi è risultato fondamentale per la comprensione di determinati processi (che, ahimè non risultano d’immediata comprensione sulla pagina di un libro di testo).



Recentemente ho scoperto un altro canale di OER molto interessante, su iTunes.
Connettendomi ho notato che vi è una sezione chiamata "iTunesU". Incuriosita vi ho dato un'occhiata e ho scoperto che è un vastissimo contenitore di lezioni, film, video, audiobooks ecc proveniente da tutte le università americani possibili: Yale, Standford, MIT e ancora. Basta cliccare su "Universities & colleges" e compare l'elenco completo. Ecco alcuni esempi che possiamo trovare nella homepage: la EMORY unviversity propone un intero corso intitolato "Tutankhamun: the golden king & the great Pharaoth"; l'università di Yale propone 12 lezioni di psicologia; Standford 5 audioepisodes sull'Eneide. Questi sono in evidenza, ma il repertorio è sterminato! Tutto rigorosamente gratis!



Un altro pratico esempio mi è pervenuto da mia madre. Ha avuto modo di stupirmi.
Mia madre ha deciso di dedicarsi con impegno ad un progetto interessante: il PON SOS studenti. (http://puntoedu.indire.it/pon_sosstudenti/iscrizione/)
Mia madre è un’insegnante di inglese e, insieme ad altri docenti ha aderito a questo progetto proposto dall'Indire il quale consiste nel partecipare alla realizzazione di un corso online per studenti con sospensione del giudizio. Nel mese di agosto, coloro che a settembre dovranno sostenere un esame di fisica, matematica e/o inglese (anche Italiano, in altre scuole) per superare il debito potranno seguire delle lezioni di supporto direttamente a casa (o altrove se in vacanza), tramite webcam: un modo innovativo, accattivante e alternativo rispetto alla lezione frontale per dedicarsi allo studio/ripasso pre-esame. Gi studenti potranno seguire percorsi individualizzati e nello stesso tempo prendere parte a gruppi di discussione attivi. Insomma, una vera e propria “classe virtuale”.


Studiare su uno, due, dieci libri è utile, per carità, utilissimo. Ma alle volte sono seduta alla scrivania e guardo il computer (dietro al libro): lo guardo perché in parte vorrei prendermi una pausa (navigando liberamente), ma devo ammettere che le esperienze di OER o E-learning mi hanno permesso di affrontare lo stesso argomento da un punto di vista completamente diverso, più immediato e, alle volte anche più rilassante. Andrò sicuramente alla ricerca di altre risorse simili nel futuro.