mercoledì 27 aprile 2011

Assignment 6: Impariamo ad usare PubMed


Impariamo ad usare PubMed:
Ne avevo già sentito parlare prima d'ora, sapevo (dagli assignments precedenti) che sarebbe arrivato il momento in cui l'avremmo conosciuto e grazie ai tutorials trovati nel sito del professore, possiamo meglio comprenderne le potenzialità.


Ma cos'è PubMed? E' una banca dati biomedica accessibile gratuitamente on line che viene sviluppato e mantenuto dalla National Center for Biotechnology Information NCBI), presso la US National Library of Medicine(NLM), che si trova presso il National Institutes of Health (NIH). PubMed comprende oltre 20 milioni di citazioni di letteratura biomedica da MEDLINE, riviste di scienze della vita, e libri online. Citazioni di PubMed e abstract includono i campi della medicina, infermieristica, odontoiatria, medicina veterinaria, il sistema sanitario, e delle scienze precliniche. PubMed offre anche accesso a ulteriori siti Web rilevanti e link alle altre risorse di biologia molecolare NCBI.


PubMed è una risorsa gratuita. Anche se non tutti i suoi articoli sono disponibili gratuitamente, per alcuni è infatti previsto il pagamento. A tal proposito, il professore ci ha spiegato tramite un breve ed esaustivo tutorial, come utilizzare il proxy della rete universitaria in modo da poter accedere anche dall’esterno ai periodici per i quali l’Ateneo ha acquistato l’abbonamento.


First step: raggiungere il sito di PubMed. Non vi ricordate l'Url? Visto che è difficile da ricordare, basta digitare “PubMed” su Google e compare il link


PubMed ci accoglie con una frase (rigorosamente in inglese, la lingua della scienza) che può, a prima vista, spaventarci un pochino:


"PubMed comprises more than 20 million citations for biomedical literature from MEDLINE, life science journals, and online books"


Ma non lasciamoci distrarre dal nostro obiettivo: riuscire a districarci in questo banca dati a noi sconosciuta e compiere una ricerca che ci possa essere utile per i nostri studi. Per quella che sembra un'enorme quantità di dati a disposizione, non ci dobbiamo preoccupare troppo: esistono diversi limiti e filtri da utilizzare a nostro vantaggio e li vedremo tra breve.
Decido di buttarmi alla ricerca di informazioni e pubblicazioni circa l'osteoporosi, quella condizione di fragilità delle ossa che colpisce maggiormente i soggetti anziani, qualora non si verifichi un corretto equilibrio tra i processi di riassorbimento e deposizione del tessuto osseo. Inserendo il termine “osteoporosis” ecco che compaiono 52148 risposte. Decisamente troppe. A questo punto posso agire focalizzando la mia ricerca e lo posso fare in diversi modi. Noto, intanto che a destra il sistema mi da dei suggerimenti:




decido di cliccare su “osteoporosis prevention”: compaiono in questo modo 14049 risultati. Ho già operato una prima scrematura. Ma procediamo ancora: clicchiamo sui limits. Inserisco queste limitazioni:


Sotto Dates inserisco “published in the last year”
Sotto Species inserisco “humans”
Sotto Subsets “Cancer”
Sotto Languages “English”


Clicco su “search”: 114 risultati. Molto meglio! Procediamo ancora: decido di focalizzarmi sulla prevenzione dell'osteoporosi su soggetti d'età compresa tra i 19 e i 24 anni, per cui lo inserisco tra i miei limits:


Sotto Ages inserisco “Young Adult: 19-24 years”
clicco su search: ho ottenuto 4 risultati, di cui uno solo 1 con in versione “free full text” http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed


Sicuramente in questi primi anni di studio dobbiamo porre le basi e acquisire quel linguaggio tecnico che ancora ci manca per poter comprendere a pieno articoli scientifici di questo calibro, ma sicuramente tra qualche anno PubMed ci risulterà utilissimo e diverrà addirittura indispensabile per la nostra tesi di Laurea. 

domenica 10 aprile 2011

Un Tetris per cancellare i ricordi traumatici

Avete presente Tetris, il gioco?

Per chi non ce l'avesse presente, Tetris è un videogioco di logica e ragionamento che si basa sull'utilizzo dei tetramini (ciascuno composto da quattro blocchi) che cadono dall'alto della videata e il compito del giocatore è ruotarli e/o muoverli in modo che creino una riga orizzontale di blocchi senza interruzioni. Quando la riga è stata creata, i mattoni spariscono e i pezzi sovrastanti (se ce ne sono) cadono a formare nuove linee.

Un gioco semplice, tutto sommato, che tutti conoscono o hanno sentito parlare.
Ebbene sembra che questo videogame abbia proprietà terapeutiche.

Secondo una ricerca condotta a Oxford, giocare a Tetris subito dopo un evento traumatico ridurrebbe brutti ricordi, flashback e sintomi da stress. Ma attenzione, solo il Tetris, proprio perché sembra che altri videogiochi abbiano l'effetto esattamente opposto.

Ecco come è stato condotto l'esperimento:
Gli scienziati hanno mostrato immagini traumatiche e violente a tre gruppi di volontari. Hanno poi invitato il primo gruppo a giocare a Tetris per 20 minuti, mentre il secondo si è cimentato con un quiz. Il terzo gruppo, utilizzato come gruppo di controllo, non ha fatto nulla. I risultati sono stati eclatanti: mentre i giocatori di Tetris hanno avuto molti meno flashback rispetto al gruppo di controllo, coloro che hanno giocato con il videoquiz ne hanno avuti molti di più. E l’effetto positivo del Tetris era ancora misurabile a ore di distanza dalla visione delle immagini. <<Le nostre ricerche evidenziano come il Tetris possa funzionare se giocato entro 6 ore dalla visione delle immagini traumatiche. Il gioco comunque non cancella i brutti ricordi, ma riduce la loro riproposizione>> spiega Emily Holmes del dipartimento di Psichiatria dell’ Università di Oxford e responsabile dello studio.

Ma cosa s'intente per "riproposizione dei brutti ricordi"? La mente umana ha due diverse dimensioni: una sensoriale, che raccoglie gli impulsi di vista, udito, tatto e gusto, l’altra concettuale, deputata a elaborare queste informazioni. Solitamente queste aree sono in equilibrio tra loro e lavorano insieme. Ma un trauma può sbilanciare questo meccanismo amplificando a dismisura percezioni e sensazioni: allora l'incidente d’auto che abbiamo vissuto non ci appare più come una storia coerente, ma come un insieme di immagini sconnesse di lamiere contorte, airbag che esplodono e gomme che stridono. E queste scene possono tornarci ossessivamente davanti agli occhi anche per anni.  Sembra dunque che giocare a Tetris, riconoscendo le figure e spostandole sulla griglia, occupi il canale sensoriale del cervello in questo modo le immagini e i suoni del gioco riuscirebbero a sovrapporsi a quelli dell'incidente.

La fonte da cui ho tratto questo articolo, conclude con una domanda: "Ma quindi il Tetris farà parte della dotazione standard di ambulanze e squadre di soccorso?"
Sembra di no, in quanto occorreranno ancora diversi anni affinché venga condotta una sperimentazione clinica adeguata.

Voi che ne pensate?
Io ritengo sia alquanto curiosa come faccenda... E sarebbe secondo me interessante quanto ampio sia lo spettro di applicabilità di questa teoria... scoprendo anche quali giochi siano utili a questo scopo e quali no. Immagino che che Prevolution Soccer non sia tra questi... ma Pac Man? Memory?

Fonti:

sabato 2 aprile 2011

Tanto caffè? Ti stanca di più!

Ho seguito il consiglio datomi da Alessia http://magic-and-medicine.blogspot.com/ e ho frugato tra i link che consiglia sulla sinistra del suo blog (alcuni li ho anche inseriti sul mio delicious) e ho trovato un articolo molto interessante su WebMD che mi riguarda da vicino...


Ultimamente mi ritrovo ad essere molto stanca, ho spesso sonno e penso continuamente al mio letto con il mio piumone bianco e batuffoloso (anche se con il caldo che sta arrivando dovrò presto deporlo nel mio armadio). Questo perchè sto cercando di dedicarmi al meglio alle attività che mi sono scelta, anche se ovviamente nel bilancio della giornata, qualcosa si dovrà pur sacrificare... E al momento sto sacrificando le mie ore di sonno. Mi direte: "Sei una studentessa universitaria?" "Vuoi fare il medico? Beh dovrai abituarti a dormire poco!". Si lo so, me ne rendo conto... però il sonno rimane :-) Mi ci dovrò abituare, sta di fatto però che studiare con poche ore di sonno è assai difficile e in base a quello che ho letto su questo articolo, anche la caffeina può portarti a essere ancora più stanco...


L'articolo sopra citato elenca quindici motivi per cui potremmo accusare stanchezza e fatica e come cercare di combatterli. Oltre al "dormir poco" (tutti sappiamo che per risultare in forze e attivi anche dal punto di vista celebrale dovremmo dormire dalle sette/otto ore al giorno) e altri motivi legati a patologie vere e proprie come anemia, depressione, ipotiroidismo, infezioni urinarie ecc mi hanno colpito alcune cause che ci possono riguardare nella nostra every day life che non conoscevo:


1) Una moderata assunzione di caffeina tramite caffè, tè, cioccolata, soft drinks ecc può migliorare l'attenzione e la concentrazione, ma un'eccessiva assunzione può accelerare il battito cardiaco la pressione sanguigna e portare ad accusare segni di stanchezza. Attenzione però ad "interrompere" bruscamente l'assunzione di questa sostanza: si potrebbe percepire ancora più stanchezza. In poche parole, meglio moderare, come sempre... Io mi sa che mi sono fregata in questo modo, ormai un solo caffè la mattina non mi fa più nulla, purtroppo neanche due...
2) Disidratazione: bere poco porta ad accusare ancora più stanchezza. Sia che si stia lavorando attivamente fuori o si sia in ufficio, il corpo ha bisogno di acqua per funzionare bene e conservarsi al fresco. Se hai sete, sei già disidratato.
3) Se sei moderatamente stanco e ciò non è dovuto a qualche patologia, la soluzione potrebbe essere semplicemente quella di compiere un po' di attività fisica: un programma adatto alla tua persona può darti una scarica di energia. Per quanto riguarda questo punto mi trovo d'accordo: spesso sono stanca e senza voglia di andare a fare palestra, ma quando torno mi sento più "attiva" e con più energia addosso.
4) Apnee notturne: potrebbe capitare di pensare di dormire un numero significativo di ore, ma di sentirsi stanchi in quanto, durante il sonno si verificherebbero delle apnee che lo interrompono  per breve tempo. Ogni interruzione sarebbe in grado di svegliarci per un momento, anche se non ne siamo coscienti. Le soluzioni sarebbero quelle di perdere peso se sovrappeso, smettere di fumare e di dormire con un CPAP per mantenere pervie le viee aeree. Il CPAP (Continuous Positive Airways Pressure) è una metodica che fa uso di un minicompressore collegato ad una maschera facciale che il paziente deve indossare nel corso della notte. Agendo come dilatatore pneumatico delle vie aeree superiori, la CPAP evita l'ostruzione, annullando l'evento generatore dell'apnea. Purtroppo è scarsamente tollerata da chi la indossa. Trovate qui qualche info in più.


E voi? Dormite riposandovi veramente? Avreste qualche altro consiglio da darmi...?

Assignment n.4: Social bookmarking

Devo essere sincera: all'inizio ero molto scettica sulla reale utilità di ricorrere a un servizio web per gestire i miei bookmarks. Al momento in cui lessi l'assignment sul blog del professore mi riconobbi tra quelli che potevano pensare "ma a cosa serve un sito che collezioni i miei bookmarks, quando lo può già comodamente fare il mio firefox/google chrome"? Devo anche dire che, con un occhio un po' distratto, mi sembrava anche un tantino "forzato", "complicato".
Poi, all'improvviso mi si è accesa una lampadina.
Mi sono ricordata del fatto che qualche tempo fa, una mia amica del quarto anno di Medicina, nel darmi qualche utile consiglio per studiare Anatomia I mi inviò una mail in cui mi diede l'indirizzo di una pagina web (allora la etichettai come tale) dove avrei potuto trovare numerosi siti anatomici su cui poter studiare. L'email però mi arrivò tardi (il giorno del mio esame) per cui non ebbi l'occasione di studiarci sopra. Passò inoltre un po' di tempo, per cui mi dimenticai di quella email (eh già a vent'anni si comincia a dimenticare, siam messi bene!). 
Leggendo il post del professore nel quale si faceva cenno a delicious mi si è però accesa la già citata lampadina. Avevo già sentito/letto quell'aggettivo (delicious appunto) così particolare... Sono così andata alla ricerca di quella famosa mail ed ecco che vi ho trovato il link alla pagina "personale" (tra virgolette perché di personale alla fine c'è poco, personali sono sì gli interessi e i bookmarks raccolti, ma i links sono visibili e giustamente accessibile a tutti) della mia amica. E non so perché, ma alla fine ho guardato quella pagina con occhi diversi, rendendomi veramente conto della sua straordinaria utilità. Nel corso degli anni, link dopo link, esame dopo esame, Anna (così si chiama) aveva salvato i siti che le erano risultati più utili, su cui aveva studiato più spesso e li aveva raccolti, associando ad ogni sito, uno o più tags. Mi è stato così sufficiente digitare il tag "medicina" per trovare siti utili per anatomia, embriologia, istologia, biochimica... Personalmente, da grande golosa che sono ho trovato molto interessante anche l'elenco comparso dopo aver digitato il tag "ricette"... Gli scones e i biscotti al cocco hanno attirato la mia intenzione.


Perché quindi è utile un bookmark-collector come delicious?
1) Puoi accedervi da dovunque, non devi ricorrere continuamente a un motore di ricerca per trovare quel dato e preciso link se non ti trovi esattamente davanti al tuo computer. Io per esempio usavo prima firefox, ora mi sono convertita a google chrome e non ho spostato tutti i mei bookmarks per cui alle volte, nonostante abbia aperto uno dei due, mi ritrovo a dover aprire anche l'altro per andare a trovare quello che sto cercando.
2) Puoi condividere i link che più ti piacciono e interessano con tutti: puoi condividere i tuoi interessi, dallo sport, alla cucina, alle vacanze, allo studio. Puoi "trasmettere" in questo modo anche parte del tuo sapere, delle informazioni che hai acquisito tramite una certa ricerca. "Frugando" un po' tra i link della mia amica ho avuto modo di salvarli sulla mia pagina (semplicemente cliccando su "save" accanto al link) e magari, da qui a qualche anno anche io avrò modo di creare la mia collezione che potrà essere utile a qualcun'altro, sempre nell'ottica del collaborare per arricchire la nostra formazione.


Credo che collaborare e condividere siano due verbi molto importanti che dovremmo sempre tenere a mente: non arriveremo da nessuna parte se terremo le informazioni acquisiste solo per noi, magari anche solo pensando che, in questo modo, riusciremo a diventare "più bravi degli altri" ("e perché no scusa, lui questa cosa non la sa, quindi è più indietro di me, quindi sarà meno bravo di me"). Se chi ci ha preceduto non ci avesse trasmesso il suo sapere, noi dove saremmo oggi? Non potremmo facilmente fruire delle scoperte e delle sempre nuove invenzioni che hanno caratterizzato il corso della storia. Chi viene dopo di noi non dovrà così cominciare ogni volta da capo: potrà beneficiare dei nostri successi e insuccessi, facendone tesoro e così iniziando il proprio percorso, "uno scalino più in alto". Solo in questo modo potremo mettere in pratica il pensiero di Bernardo di Chartres che diceva “gli uomini sono nani che camminano sulle spalle di giganti, più piccoli dei grandi del sapere, ma pronti a salire loro in spalla per guardare dall’alto le loro gesta e fare luce il più possibile su di esse.


Nel caso qualcuno volesse darci un'occhiata... ecco la "mia" pagina personale: http://www.delicious.com/ciliegina 
Mi sono chiamata ciliegina (chissà perchè :-))

venerdì 25 marzo 2011

La volpe e l'uva




Per questo post ho deciso di richiamare alla memoria una storiella che probabilmente tutti conosciamo ed è quella de' "La volpe e l'uva". L'originale favola è di Esopo ed è stata poi riportata in lingua latina da Fedro. Importante è "la morale della favola" presente al termine di ogni piccola narrazione, quella che in greco viene preceduta dal ricorrente "O mythos deloi oti...” cioè "La favola insegna che..."

Fabulae - Libro IV

Un giorno una volpe affamata passò accanto a una vigna e vide alcuni bellissimi grappoli d'uva che pendevano da un pergolato.
- Bella quell'uva! - esclamò la volpe e spiccò un balzo per cercare di afferrarla, ma non riuscì a raggiungerla, perchè era troppo alta. Saltò ancora e poi ancora e più saltava più le veniva fame.
Quando si accorse che tutti i suoi sforzi non servivano a nulla disse: - Quell'uva non è ancora matura e acerba non mi piace! - E si allontanò dignitosa, ma con la rabbia nel cuore.
La favola è scritta per coloro che disprezzano a parole ciò che non possono avere.

E per i latinisti...

IV, 3 - De vulpe et uva

 Fame coacta vulpes alta in vinea
uvam adpetebat summis saliens viribus.
Quam tangere ut non potuit, discedens ait:
"Nondum matura est; nolo acerbam sumere".
Qui facere quae non possunt verbis elevant,
adscribere hoc debebunt exemplum sibi.

È facile disprezzare quello che non si può ottenere. Non a caso, da questa storiella proviene il detto "Fare come la volpe con l'uva"  che metaforicamente significareagire a una sconfitta sostenendo di non aver mai desiderato la vittoria, o disprezzando il premio che si è mancato di ottenere”.

Quante volte ci è capitato?
Un po’ di umiltà farebbe bene a ciascuno di noi. Un bell'esamino ci coscienza ogni tanto, non ci farebbe male...

sabato 19 marzo 2011

Assignment 1

In questo primo assignment il professore ci ha insegnato come prendere familiarità con i Feed RSS. In questo post proverò a spiegarvi come abbia fatto ad acquisire i Feed RSS dei siti delle riviste "Science" e "Focus"

Per quanto riguarda la rivista "Sciencehttp://www.sciencemag.org/, andando alla ricerca dell'icona identificativa dei Feed RSS, si può subito vedere che queste icone arancioni sono dislocate in più punti diversi della home del sito:

(follow the yellow arrows)

Ad esempio: decidiamo di seguire attraverso il nostro aggregatore le "Daily news". Con il cursore ci avviciniamo all'icona che nell'immagine si trova cerchiata di giallo sulla colonna di sinistra e vi si clicca sopra con il tasto destro del mouse: in questo modo possiamo "Copiare il link" da aggiungere all'interno dell'apposita area nel nostro aggregatore.

Per quanto riguarda la rivista "Focus" invece (http://www.focus.it/):


dopo aver cliccato sull'icona dei Feed RSS vi si apre una nuova pagina con l'elenco dei Feed RSS sia di Focus (suddivisi per argomenti) sia della rivista Jack:


A questo punto bisogna semplicemente salvare il link a lato dell'argomento scelto e inserirlo nell'aggregatore.

Il cuculo: un pulcino assassino

Un post sul cuculo? Beh, il primo apparteneva alla sfera artistica, il secondo all’area sanitaria e il terzo… a quella naturalistica! Perché secondo me “bloggare” vuol dire anche questo: rilassarsi e rivolgere la propria attenzione su argomenti meno impegnati, ma sicuramente spassosi.
Tempo fa, avendo acceso la televisione di pomeriggio mi capitò di vedere parte di una trasmissione per ragazzi. All’inizio confesso che avrei voluto cambiare canale, poi però fecero partire un servizio con dei video alquanto inquietanti che mi fecero riflettere sulla “straordinarietà” della natura. Per questo ho deciso di parlarvene.


Cosa ha di particolare il cuculo?
I cuculi hanno una strategia nella riproduzione molto particolare: non costruiscono il loro nido ma depositano le uova nei nidi di altre specie di uccelli. La femmina di cuculo è specializzata nel copiare le uova di altre specie, circa una cinquantina di passeriformi tra cui cannaiole, capinere, ballerine e averle.
Generalmente i nidi che i cuculi scelgono sono stati costruiti da uccelli con i pulcini molto più piccoli nelle dimensioni dei pulcini del cuculo. I genitori “beffati” che hanno costruito il nido faticano molto a nutrire questo grosso pulcino, credendo che sia loro. Infatti, il piccolo cuculo esce dall’uovo molto prima dei pulcini della specie che ha costruito il nido e butta fuori dal nido le uova dei suoi presunti fratelli. 
(Il link è in arabo, ma l'audio è in inglese; fate attenzione alle immagini. Se potete, guardate il minuto 1.00.)


Io credo sia sconvolgente: è appena nato, indubbiamente la madre cuculo “non gli ha detto niente” e il pulcino istintivamente butta fuori dal nido le altre uova. Se ci fate caso sembra quasi che ancora non abbia aperto gli occhi, ma non importa: utilizza il suo dorso per rimanere l’unico nel nido, per far sì che tutte le attenzioni siano riservate solo ed esclusivamente a lui.
Questo metodo di riproduzione prende il nome di “parassitismo da nidiata”: l’evoluzione ha suggerito numerosi vantaggi per questo tipo di comportamento: il più rilevante è che, senza il processo tassativo di allevare i giovani, il genitore è libero di usare l’ energia risparmiata per produrre più uova.

Ma perché l’uccello ospite permette tutto ciò? Come suggerisce il nome, il parassitismo da nidiata va a scapito dell’ospite e della sua prole. L’ospite spende energie per nutrirel’estraneo; nel peggiore dei casi (di solito il più comune) i nidiacei dell’ospite muoiono per negligenza dei genitori che si preoccupano di nutrire il nidiaceo estraneo di norma più grande. Gli scienziati credono che l’ospite non si accorga della presenza di un estraneo nel nido anche quando l’ospite è di dimensioni doppie del genitore adottivo.
Come vedete bene in questo video il cuculo (l’unico uccello rimasto nel nido) è molto più grande del povero genitore Cannaiola, ma quest’ultima sembra non accorgersene:


La madre del cuculo è quindi sicuramente una madre anticonformista, che non si prende cura dei suoi piccoli, che non si preoccupa che questi crescano in salute, nutriti anche del suo affetto: una volta che le uova vengono deposte nel nido ospite, sta al piccolo sopravvivere. Il lavoro del cuculo è molto particolare e si basa su una tecnica affinata nelle generazioni: il cuculo è specializzato nell’uovo da riprodurre (le specie da “copiare” sono diverse, alcune uova sono di colore azzurro, altre possono essere bianche con macchie scure ecc) osserva per diverso tempo quella che sarà la madre adottiva del suo piccolo poi, appena la madre si allontana, vola verso questo e istantaneamente deposita il suo uovo. Questa è un’operazione molto delicata: se l’uovo verrà riconosciuto come diverso e estraneo verrà allontanato dalla madre.

La visione di quel video mi ha colpito: mi ha fatto riflettere come l’istinto, che per alcune specie porta a procacciarsi il cibo, a farsi spazio nella natura vivendo e cooperando con gli altri, in questo caso consista nel puro egoismo. Il piccolo di cuculo “sa” che dovrà rimanere il solo in quel nido. 

Ma come si fa a nascere ed essere così biologicamente spietati, prima ancora di aver aperto gli occhi?

martedì 15 marzo 2011

I'll help you/I'll hurt you (?)

Ieri ho partecipato ad una delle lezioni serali previste dal corso per diventare soccorritore di livello base presso un centro di volontariato. In particolare, ieri si è svolta la prima lezione pratica per arrivare a svolgere correttamente il BLS che, per chi non lo sapesse è un acronimo che sta per Basic Life Support (in italiano supporto di base alle funzioni vitali), una tecnica di primo soccorso che può - in alcune circostanze - essere determinante per salvare la vita di un infortunato. Viene messa in pratica qualora la persona si trovi ad essere priva di sensi e/o presenti un blocco meccanico delle vie aeree o si trovi in totale arresto cardiaco con temporaneo stato di coma. Lo scopo del BLS, anello fondamentale di quella che viene definita come la “catena della sopravvivenza” è quello di mantenere ossigenato il cervello e il muscolo cardiaco, insufflando artificialmente aria nei polmoni e provocando, per mezzo di spinte compressive sul torace, un minimo di circolazione del sangue.

Ebbene, ieri ho provato per la prima volta a svolgere un massaggio cardiaco su un manichino. Intanto, come forse ci saremmo potuti aspettare, non è come in Bay Watch dove ogni cinque massaggi puoi fare la respirazione bocca a bocca e magicamente il povero malcapitato riprende coscienza facendo fuoriuscire un po’ d’acqua dalla bocca: la condizione perfetta consisterebbe in 100 compressioni al minuto, il che significa quasi due al secondo. Quasi umanamente impossibile, per questo ci si auspica di arrivare ad almeno 80 al minuto, fatte bene.



Ma, ciò che mi ha “turbato” non è la fatica che il massaggio cardiaco comporta; non è l’”insufflazione” che potrebbe (nel caso non fossimo in possesso dell’opportuna strumentazione) essere effettuata bocca a bocca o bocca/naso come ci hanno spiegato: ciò che mi ha turbato è il movimento che deve essere effettuato per il massaggio cardiaco. Si deve collocare le mani direttamente sopra lo sterno, una sopra all'altra, al centro del petto e, per evitare di rompere le coste, bisognerebbe appoggiare soltanto l’eminenza palmare sul torace, intrecciando le dita sollevandole leggermente. Tenendo le braccia dritte, senza piegare i gomiti, il soccorritore dovrebbe muoversi su e giù con determinazione facendo perno sul bacino. Per essere efficace, la pressione sul torace deve provocare un movimento di circa 4–5 cm per ciascuna compressione. E qui sorge il “mio” problema: il massaggio cardiaco è, come ci hanno spiegato, una manovra invasiva. Non è raro che si possa udire uno spiacevole “Stonc!”, segno che le cartilagini costali si sono distaccate dalla loro articolazione con lo sterno. Ma… se lo stonc provocasse qualcosa di grave? Se appunto indica che un qualcosa si è staccato… potrebbe con il massaggio diventare pericoloso, qualche margine potrebbe risultare appuntito. E se il rumore udito (prendiamo ad esempio un massaggio che viene praticato su un soggetto anziano, in cui le articolazioni non sono più così elastiche) corrispondesse ad una costa fratturata? Con la prosecuzione del massaggio si potrebbe perforare la pleura e si potrebbe verificare uno pneumotorace.

E qui il dilemma: il soccorritore si muove per aiutare, per prestare soccorso appunto cioè, in teoria, per migliorare la condizione in cui verte la persona assistita. E se, per qualche ragione, invece di aiutare non avessimo fatto altro che peggiorare la situazione? Non solo non saremmo stati in grado di aiutare la persona, ma addirittura le avremmo provocato un danno ancora più grave. E le implicazioni riguardano sia la sfera giuridica che quella morale.

Vogliamo diventare medici per aiutare gli altri. E se invece non vi riuscissimo? Certo, da qualche parte si dovrà pur cominciare, ma ciò non toglie che l’errore sia sempre in agguato.

giovedì 10 marzo 2011

L’icona della morte? È Glamourous


Dal 26 novembre 2010 al 1 maggio 2011 si potrà ammirare, nella Camera del Duca Cosimo I dei Medici in Palazzo Vecchio l’opera d’arte “For the Love of God” dell’artista contemporaneo Damien Hirst. Un po’ di numeri: 8.601 diamanti al massimo grado di purezza, un grosso diamante rosa a forma di lacrima incastonato sulla fronte (chiamato “la stella del teschio”) per un totale di 1.106,18 carati. È considerata l’opera d’arte più costosa mai realizzata il cui valore si aggira intorno ai 100 milioni di euro. Essa è stata ricavata da un calco in platino di teschio umano in scala reale e i denti sono originali, ottenuti da un cranio vero del Settecento acquistato da Hirst a Londra. Al cospetto di questo oggetto altamente perturbante, in cui morte e glamour si trovano a braccetto, lo spettatore è chiamato a rispecchiarsi in esso e a vederci riflessa la propria stessa precarietà in una promessa di eternità che sembra completamente materiale. Dice Rudi Fuchs nel catalogo della prima presentazione di quest’opera-immagine: 

That is why it is such a sad and iconic image of the passing of time. But the diamond skull is made of materials of utmost durability. Platinum lasts forever, diamonds are eternal. […] There, in that ambiguity, the skull proclaims victory over decay.

Quindi decadimento e immortalità, morte ed eternità.

Che cosa vi trasmette l’immagine di un teschio? È davvero diverso il suo messaggio, in quanto tempestato di diamanti?
Se penso al teschio mi viene in mente, con una sorta di brain-storming le parole “paura”, “riti oscuri”, “morte”. Ma in realtà il teschio è il segno tangibile che qualcosa di vivo, qualcosa che abbia avuto la possibilità di respirare la vita, sia passato di lì. E questo segno rimane, per sempre (se non si sbriciola prima) oltre noi: noi siamo transitori, quello che abbiamo pensato, detto e sostenuto non si può carpire da questo straordinario e complesso insieme di ossa.

Quando guardo un teschio (e, grazie allo studio dell’Anatomia ho avuto modo di vederne anche di veri) noto che esso suscita in me un certo fascino: è come se lui, avvolto nel suo silenzioso mistero portasse con sé il conseguimento di una verità a me sconosciuta. Lui sa qualcosa che io non so. Lui sa cosa c’è dopo, io lo posso solo immaginare. E mi immagino che lui, mostrando vistosamente le sue arcate dentarie in realtà rida di me e di tutto ciò che gli sta intorno. Ride, in silenzio.

Voi che ne pensate? Avete già avuto modo di visionare quest'opera?

Fonti:
http://www.museicivicifiorentini.it/palazzovecchio/evento29.htm
http://mostreemusei.sns.it/index.php?page=_layout_mostra&id=802&lang=it

mercoledì 9 marzo 2011

Hello world!

Salve a tutti! Ufficialmente il mio nuovo blog ha cinque minuti! Devo ancora lavorare il template (aspetto esteriore del blog), ma ci lavorerò nei prossimi giorni. Intanto se volete lasciare qualche commento... Lo potete fare dopo il beep.